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Fantatornei - commenti
in fuga dalla V......irtus Roma

lunedì 5 maggio 2003

Io alla scaramanzia ci credo eccome ed è per questo che poco prima della fatidica partita (ultima della stagione e fondamentale per la conquista del secondo posto in classifica) preparai uno zaino (insieme alla povera anima santa di mia moglie) e partii per un ritiro (il più possibile lontano dall'evento). Pensando pensando mi venne una splendida idea: quale posto mi avrebbe potuto tenere il più lontano possibile da radio e televisioni e mi avrebbe potuto mantenere nella beata ignoranza e incoscienza degli avvenimenti?? Alla fine una illuminazione, forse di Totiana fattura, mi balenò in testa e di conseguenza decisi. Quale posto poteva essere più adatto delle lontane cime innevate di inizio maggio. Così la mattina di sabato 3 maggio alle 7 del mattino dopo aver gettato un ultimo pensiero alla Virtus ed ai sogni di eurolega e di secondo posto (bella di semifinale in casa) io e Giuditta, mettemmo il nostro zaino sulle spalle e cominciammo una salita (infame e faticosissima) che dalla ridente cittadina di San Marcello Pistoiese, nello splendido scenario dell'appennino tosco emiliano, ci avrebbe portato alla cima dove si trova lo splendido lago Scaffaiolo a circa 1900 metri di altezza. Cosa poteva essere meglio per allontanare i pensieri dalla serata avellinese se non una massacrante camminata (sotto il sole più potente degli ultimi giorni) su una strada che in alcuni punti raggiungeva pendenze praticamente verticali e che avrebbe impegnato la mia mente (ma soprattutto il nostro povero fisico) per almeno 7 ore?? Inutile dire che la povera moglie continuava a domandarsi, per tutto il tremendo tragitto, quali fosserò state le sue colpe più recenti e non trovando risposta plausibile continuava imperterrita a rivolgere al sottoscritto fenomenali insulti ed improperi che non sto qui a ripetere. Ma la mia determinazione a isolarmi dal mondo non si faceva certo lenire dalla fatica o dalle puntigliose osservazioni della mia signora e quindi il cammino procedeva nel più determinato e veloce possibile dei modi.
Certo nel cuore rimaneva la Virtus Roma, Anthony Partker e compagni, ma la consapevolezza che il mettere più Km possibili tra me ed una radio avrebbe aumentato le possibilità di vittoria della mia formazione del cuore dava sempre più energia alle mie povere gambe.
Poi venne il buio e montammo la tenda vicino allo splendido ed incontaminato lago circondato da vette e lingue imperiose di neve dove regnava un silenzio assoluto rotto solamente dal vento forte che veniva dalla valle che si apriva sotto di noi. Per tutta la sera mi sono immerso nella, tremenda, lettura dei libri di Ettore Messina sul basket e cercai di non pensare agli sportivi eventi che si stavano verificando in quel di Avellino... Anche il giorno dopo, come per scongiurare una fattura (probabilmente canturina) che avrebbe potuto cambiare il risultato reale della partita mi guardai bene dall'informarmi sul risultato (anche se ormai la sofferenza si era fatta insopportabile, quasi tangibile).
Quando il sole cominciò ad allontanarsi dallo zenit, e solamente allora, decisi che forse era il caso di riavvicinarmi al mondo civile e così ricominciammo la lente discesa verso valle visibilmente provati e decisamente bruciati dal forte sole.
Il rientro nelle sicure mura di un Bar, dopo una discesa durata 5 ore e 13000 parolacce rivolte a me ed alla mia stramaledetta Virtus Roma dalla mia dolcissima (lo è veramente) consorte, mi vide avventarmi come famelico lupo sul televideo della televisione dello stupito gestore di un luogo di ristoro sito nello stupendo paese di Cutigliano che dopo pochi istanti senti levarsi dal retro bottega del bar un ululato quasi alieno che squassò le tranquille coscienze degli abitanti del luogo.
La Virtus Roma, anche se con qualche patema, aveva vinto, l'ambito secondo posto era una realtà consolidata ed immutabile (almeno che il mio non fosse un sogno suggerito dalla febbre del delirio conseguenza dell'immane fatica e del forte sole). Felice e contento che il mio espediente avesse funzionato cominciai ad avventarmi sugli astanti stupefatti che dopo avermi consegnato qualche pacca sulla spalla volgevano i loro sguardi verso la mia imbarazzatissima consorte la quale, con il dito indice che tamburellava sui propri lobi temporali, alzava, disfatta le spalle e si scusava per la mia insospettabile (scherziamo), almeno fino a quel momento, pazzia.

Fu così che il mio ritorno verso Roma si caratterizzò per il mio sguardo inebetito, perso nel vuoto, che inseguiva i sogni di scudetto della Roma dei canestri e il miraggio della prossima stagione in Eurolega. Giuditta, mia moglie, non potendo contare sulla collaborazione di un marito, ridotto ormai ad un vegetale sognante e privo di qualsiasi accenno di movimento, guidò la macchina verso casa maledicendo il giorno in cui suo marito volle cominciare, tanti anni prima (circa 35) a giocare a basket e a seguire le vicissitudini della Roma dei canestri...

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